L’intelligenza artificiale non cancella il lavoro, ma lo trasforma: la ricerca di Anthropic
Nonostante le diffuse preoccupazioni riguardo al rischio che l’intelligenza artificiale (AI) possa sottrarre posti di lavoro, un recente studio condotto dalla società di AI Anthropic offre una prospettiva più sfumata e ottimistica. La tecnologia, infatti, al momento sembra più che altro supportare i lavoratori piuttosto che sostituirli, ridefinendo le mansioni professionali anziché eliminarle.
L’indagine, pubblicata nel gennaio 2026, introduce un approccio innovativo che va oltre la semplice misurazione della frequenza d’uso dell’AI, andando ad esaminare in dettaglio il tipo di compiti affidati all’intelligenza artificiale e il grado di efficacia con cui essa li porta a termine. Il risultato è un’analisi articolata e profonda, capace di scardinare i luoghi comuni sulla minaccia occupazionale rappresentata da queste tecnologie emergenti.
Come l’intelligenza artificiale sta cambiando il mondo del lavoro
Lo studio mostra come attualmente il 49% dei lavori possa contare sull’AI per almeno un quarto delle attività quotidiane, segnando un incremento significativo rispetto al 36% registrato all’inizio del 2025. Tale espansione è emersa analizzando due milioni di conversazioni, tra utenti paganti e gratuiti, con l’assistente virtuale sviluppato da Anthropic, chiamato Claude.
Un elemento chiave emerso è la disomogeneità nell’adozione dell’AI, che avviene in modo diverso a seconda del tipo di lavoro e del contesto geografico. La maggior parte delle interazioni con Claude riguarda attività di programmazione e sviluppo software, ambito in cui l’intelligenza artificiale sembra dare il massimo supporto, soprattutto in compiti complessi che richiedono elevate competenze tecniche.
Tuttavia, non tutti i ruoli d’ufficio vengono trasformati allo stesso modo: l’AI può tanto alleggerire i compiti più sofisticati di alcune professioni, quanto semplificare quelli meno qualificati in altre, mostrando una capacità camaleontica di adattarsi alle esigenze specifiche di ogni settore.
Le differenze si accentuano anche a livello economico e territoriale: i paesi con reddito più alto tendono a integrare l’AI sia nel lavoro sia nella vita personale, mentre nelle economie a basso reddito l’uso prevalente è rivolto soprattutto all’istruzione, puntando a favorire la formazione e la crescita culturale.
Automazione e assistenza: due facce del rapporto tra AI e lavoratori
Un aspetto cruciale esaminato riguarda il modo in cui l’AI viene impiegata, distinguendo tra automazione completa dei compiti e lavoro di supporto o “aumento” delle capacità umane. L’automazione si concretizza quando l’intelligenza artificiale svolge un’attività quasi in autonomia, come la traduzione automatica di un testo, mentre l’aumento descrive una sinergia collaborativa, ad esempio nella redazione e revisione di documenti.
Il rapporto rivela che il 52% delle interazioni di carattere lavorativo con Claude corrisponde a un’attività aumentata, sebbene questa percentuale abbia subito un calo del 5% rispetto a gennaio 2025. Un dato che segnala come l’AI venga sempre più sfidata su compiti complessi, la cui riuscita è meno garantita e richiede maggiori interventi umani di controllo e rettifica. Inevitabilmente, l’efficacia dell’AI diminuisce all’aumentare della difficoltà o della durata delle mansioni, riducendo i benefici in termini di risparmio di tempo e produttività.
Questo elemento spiega anche perché alcune stime precedenti abbiano sovrastimato l’impatto positivo dell’AI, non tenendo conto degli errori e della necessità di supervisione da parte degli utenti.
Il futuro dell’AI nel lavoro: tra regole, sperimentazioni e innovazione
Questa quarta edizione dell’Indice Economico di Anthropic rappresenta un prezioso strumento per monitorare come l’intelligenza artificiale si stia integrando nel mondo del lavoro e quali ripercussioni possa avere sull’occupazione, sulla produttività e sulle competenze richieste.
Gli autori sottolineano come sia fondamentale non solo quantificare la diffusione dell’AI, ma soprattutto capire in che modo viene utilizzata. La propensione degli utenti a sperimentare queste nuove tecnologie, insieme alla capacità dei decisori politici di creare un quadro regolamentare equilibrato – che sappia contemperare sicurezza e innovazione – determinerà il reale impatto economico e sociale di questa rivoluzione digitale.
Conclusioni
Il rapporto di Anthropic dipinge un futuro in cui l’intelligenza artificiale non decima i posti di lavoro, ma ne modifica profondamente la natura, offrendo strumenti di supporto che trasformano il modo stesso di lavorare. Piuttosto che un pericolo imminente, l’AI si configura come un alleato con cui collaborare per aumentare efficienza e qualità, a patto di comprenderne le potenzialità e i limiti.
Il vero cambiamento, dunque, non riguarda tanto la scomparsa delle professioni, quanto l’evoluzione dei compiti e delle competenze, con una forte impronta sulle destinazioni geografiche e le dinamiche socioeconomiche globali. Per chi ama osservare da vicino le trasformazioni del nostro tempo, l’intelligenza artificiale offre un affascinante laboratorio di innovazione, sfide e opportunità su cui riflettere e agire con consapevolezza.