Divieto social under 16: opinioni di esperti e adolescenti oggi

Divieto social under 16: opinioni di esperti e adolescenti oggi

Nel dicembre 2025, l’Australia ha segnato un punto di svolta diventando il primo paese al mondo a vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Questa decisione ha acceso un vivace dibattito internazionale, coinvolgendo non solo genitori, adolescenti ed esperti, ma anche esponenti politici di tutto il globo, giungendo fino in Europa. Paesi come Francia, Grecia, Spagna e Danimarca stanno valutando misure simili, limitando l’uso delle piattaforme digitali ai giovani sotto i 15 o 16 anni, mentre l’Unione Europea considera seriamente un provvedimento analogo.

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato recentemente che l’UE potrebbe proporre già questa estate un divieto europeo sull’accesso ai social da parte dei bambini. “Assistiamo a un’evoluzione rapidissima della tecnologia e alla sua penetrazione in ogni aspetto dell’infanzia e dell’adolescenza. Non possiamo più ignorare il dibattito sull’età minima per l’uso dei social media”, ha spiegato von der Leyen durante il vertice europeo sull’intelligenza artificiale e l’infanzia, svoltosi a Copenaghen.

Il dibattito tra gli esperti sulla regolamentazione dei social media per i minori

Il tema del divieto dei social media per i più giovani si presenta come una questione complessa e controversa, sulla quale gli esperti esprimono opinioni divergenti. Theo Compernolle, neuropsichiatra e membro del consiglio di sorveglianza di Kids Unplugged, associazione belga per il benessere digitale, sostiene con convinzione la misura. “Se passi tre ore a scorrere il telefono senza sosta, non impari nulla”, ha dichiarato a Euronews Next, sottolineando come i social sottraggano tempo a attività essenziali per la crescita sana dei bambini, come lo sport, le relazioni amicali e gli hobby.

Compernolle ha inoltre evidenziato il rischio legato ai contenuti dannosi frequentemente indirizzati ai più giovani, soprattutto agli adolescenti più vulnerabili. Aggiunge che, data la natura potenzialmente dipendente di queste piattaforme, un controllo rigoroso è imprescindibile. “È come con alcol e tabacco: seppur consentiti agli adulti, ne regoliamo l’accesso attraverso limiti d’età precisi”, ha rimarcato.

D’altro canto, Giovanna Mascheroni, sociologa e vice coordinatrice della rete EU Kids Online, riconosce gli effetti negativi ma nutre forti dubbi sull’efficacia di un divieto assoluto. Secondo uno studio governativo australiano pubblicato nel marzo 2026, la misura non ha prodotto i risultati sperati: nonostante un calo complessivo degli account minorili, il 70% dei ragazzi sotto i 16 anni continua a utilizzare i social principali senza controllo. “La verifica dell’età si è rivelata inefficace, almeno nel contesto australiano”, ha spiegato Mascheroni.

L’analisi ha anche evidenziato una problematica tendenza: i giovani esclusi dai social più comuni migrano verso piattaforme meno regolamentate, come ChatGPT. “Questi chatbot sono studiati per essere persuasivi e psicofanici, nel senso che inducono fiducia non tanto nei contenuti trasmessi ma per come imitano la comunicazione empatica tipica umana”, ha proseguito la sociologa.

Per Mascheroni, la soluzione non risiede nel proibire l’accesso ai social media, bensì nell’imporre norme stringenti alle piattaforme affinché rispettino rigorosi criteri di sicurezza, privacy e rispetto dei diritti dell’infanzia fin dalla progettazione stessa dei servizi.

Opinioni degli adolescenti: tra consapevolezza e desiderio di autonomia

Il dibattito sul divieto di social media per i minori si riflette anche tra gli stessi giovani, che mostrano posizioni articolate e variegate. Alcuni, come Pia e Vittoria, riconoscono le intenzioni positive di queste normative ma ritengono che fissare il limite d’età a 15 o 16 anni sia troppo restrittivo. “Credo che un’età giusta per limitare l’uso dei social sia piuttosto intorno ai 13 o 14 anni, perché è un periodo in cui è fondamentale socializzare direttamente, senza passare per il mondo virtuale”, spiega Vittoria a Euronews. Pia aggiunge: “A 14 anni siamo più maturi e consapevoli, sappiamo gestire meglio la tecnologia”.

Altri adolescenti, come Lena e Marine, appoggiano con forza la normativa, soprattutto per il problema dei contenuti nocivi che circolano online. Marine osserva: “Sui social si vedono ragazze più grandi di noi che seguono diete drastiche o stili di vita iperattivi, ma spesso senza mostrarne le conseguenze. Questo influenza negativamente chi è più giovane e vulnerabile”.

Lena sintetizza questa posizione: “Sono favorevole al divieto per chi ha meno di 15 anni perché a quell’età manca la maturità necessaria per utilizzare consapevolmente piattaforme così complesse”.

Conclusioni

La regolamentazione dell’accesso ai social media per bambini e adolescenti si conferma una sfida cruciale e multilivello che coinvolge aspetti educativi, tecnologici e sociali. L’esperienza australiana ha aperto un nuovo capitolo nel dibattito globale, evidenziando sia la necessità di tutelare i più giovani dai rischi digitali, sia l’importanza di strategie efficaci, calibrate e lungimiranti.

Mentre la comunità scientifica spinge per una regolamentazione più consapevole e responsabile delle piattaforme online, i giovanissimi richiedono spazi di socializzazione autentici, che vadano oltre il digitale ma che allo stesso tempo riconoscano la realtà tecnologica che li circonda.

Nel cuore della questione resta la ricerca di un equilibrio tra protezione e autonomia, un equilibrio che l’Unione Europea sembra determinata a raggiungere attraverso proposte legislative mirate, attente ai diritti dei minori e alla trasformazione continua del mondo digitale.