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ToggleNuova tassa di soggiorno in Inghilterra: cosa cambia per i viaggiatori
Il governo inglese ha annunciato una rivoluzione nel settore del turismo con l’introduzione di una nuova tassa di soggiorno che potrebbe presto colpire tutti i viaggiatori diretti nelle città e regioni d’Inghilterra. La decisione consente ai sindaci locali di applicare una tariffa sul pernottamento, la cui percentuale potrà variare fino a un massimo del 5% del costo dell’alloggio.
Questa novità si inserisce in un contesto europeo dove le imposte turistiche sono ormai prassi consolidata. Tuttavia, mentre città come Edimburgo hanno già varato la loro versione di tassa, il mondo dell’ospitalità inglese ha accolto la misura con forte scetticismo e preoccupazione, paventando effetti negativi su un settore già segnato da numerose sfide.
Che cos’è la nuova tassa di soggiorno in Inghilterra e come funzionerà
Il provvedimento offre ai sindaci inglesi la possibilità di imporre una tassa sui pernottamenti presso strutture ricettive di ogni tipo: dagli hotel ai B&B fino alle case vacanze e pensioni. La tariffa sarà esclusivamente collegata al costo totale del soggiorno e, salvo diverse indicazioni locali, non potrà superare il 5%.
L’imposta si applicherà in modo universale, interessando tutti i visitatori senza distinzione di nazionalità o motivo del viaggio, che si tratti di turismo o business. La scelta di introdurre la tassa spetterà interamente alle amministrazioni locali, con alcuni sindaci che si sono già espressi contro, come quelli di Skegness e Hartlepool. È previsto che le prime città inglesi adottino la tassa entro la fine del 2029.
Anche Londra, centro pulsante del turismo britannico, ha annunciato che rispetterà il limite massimo del 5%, confermando così l’intenzione di non gravare eccessivamente sui viaggiatori.
Le ripercussioni sul turismo e il settore dell’ospitalità
La novità suscita timori importanti tra gli operatori del settore. Secondo le stime di UKHospitality, un’imposta del 5% potrebbe far perdere quasi 12 milioni di pernottamenti entro il 2030, traducendosi in un calo di spesa turistica di circa 1,8 miliardi di sterline (2,1 miliardi di euro) e in una drastica riduzione di posti di lavoro nel settore, stimata in circa 33.000 unità.
Oltre all’impatto economico diretto, cresce la preoccupazione che i turisti, una volta applicata la tassa, preferiscano destinazioni concorrenti dove queste imposte non sono previste. Questo fenomeno potrebbe indebolire ulteriormente la competitività del Regno Unito a livello globale.
Da parte sua, il World Travel & Tourism Council (WTTC) ha sottolineato come, secondo un recente sondaggio, quasi un terzo dei viaggiatori provenienti dai principali mercati internazionali – Stati Uniti, Francia e Germania – prenderebbe in considerazione alternative alla Gran Bretagna qualora dovesse affrontare una tassa di soggiorno di circa 10 euro. Tra i turisti nazionali, invece, quasi il 40% avrebbe lo stesso atteggiamento.
Le tasse di soggiorno già attive nel Regno Unito
Non si tratta di un esperimento nuovo nel Regno Unito. Già quest’estate, la città di Edimburgo ha introdotto una tassa notturna pari al 5% sul costo di ogni pernottamento. La commissione si applica per massimo cinque notti consecutive e resta invariata durante tutto l’anno.
Nel 2023, anche Manchester ha varato una tassa di soggiorno, imponendo €1 circa per ogni camera a notte per gli hotel e gli appartamenti nel centro città con affitti annuali elevati. Un modello che ha delineato un precedente significativo per le altre città inglesi.
In Galles, invece, è stato previsto che a partire da aprile 2027 i governi locali possano applicare una tariffa fino a £1,30 per persona per notte, scandendo un nuovo capitolo nelle politiche turistiche britanniche.
Conclusioni
L’introduzione della tassa di soggiorno in Inghilterra rappresenta una svolta importante nelle strategie di promozione e gestione del turismo, con implicazioni che si riflettono sia sui visitatori sia sugli operatori del settore. Se da un lato il gettito potrebbe offrire nuovi fondi per la manutenzione delle destinazioni e il miglioramento dei servizi, dall’altro solleva timori concreti sul rischio di un calo dell’attrattività turistica e sulle conseguenze occupazionali in un settore cruciale per l’economia inglese.
Il dialogo tra istituzioni, mondo dell’ospitalità e viaggiatori sarà fondamentale per calibrare soluzioni che garantiscano la sostenibilità di un comparto che solo negli ultimi anni ha dimostrato di poter ripartire con vigore, nonostante le difficoltà globali. Nell’attesa delle prime applicazioni concrete della tassa, resta cruciale monitorare con attenzione gli sviluppi per capire se la tassa di soggiorno sarà un fattore di sviluppo o un freno per il turismo d’Oltremanica.