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ToggleLa tredicesima 2026 è la mensilità aggiuntiva più attesa dell’anno: pensionati, dipendenti pubblici e lavoratori del privato si chiedono non solo quando arriverà l’accredito, ma soprattutto quanto resterà davvero sul conto dopo contributi e Irpef. Vediamo il calendario aggiornato, la formula del lordo e perché il netto della gratifica natalizia è quasi sempre più basso di una busta ordinaria.
Nella categoria Economia il tema torna ogni autunno perché tocca milioni di famiglie: la tredicesima matura mese per mese, si paga a dicembre e, a differenza dello stipendio, viene tassata in modo separato, senza le detrazioni che di solito gonfiano il netto. Scopriamo date, calcoli ed esempi concreti per capire cosa aspettarsi in busta paga.
Quando arriva la tredicesima 2026: pensionati, pubblici e privati
La data di pagamento non è unica: cambia tra pensionati INPS, dipendenti pubblici gestiti da NoiPA e lavoratori privati. I primi a incassarla sono i titolari di pensioni.
Per legge (articolo 1, comma 302, della legge n. 190/2014) le pensioni vengono pagate il primo giorno bancabile di ogni mese, con l’unica eccezione di gennaio. Nel 2026 il 1° dicembre cade di martedì: la rata di dicembre, comprensiva di tredicesima, sarà quindi accreditata martedì 1° dicembre 2026. Nello stesso cedolino, ai pensionati con redditi bassi che rispettano i limiti della legge n. 388/2000, l’INPS riconosce in automatico anche l’importo aggiuntivo di 154,94 euro. A dicembre, inoltre, sulla pensione non pesano le trattenute per le addizionali regionali e comunali, recuperate nelle rate da gennaio a novembre: un dettaglio che aumenta il netto della rata di fine anno rispetto a quella di novembre.
Per i dipendenti pubblici gestiti da NoiPA la tredicesima arriva insieme allo stipendio di dicembre, in anticipo rispetto alla consueta scadenza del 23 del mese, secondo il calendario fissato dal decreto del ministero del Tesoro del 4 aprile 1995. Nel 2025 l’accredito è arrivato il 15 dicembre; per il 2026 le date vanno verificate sul portale NoiPA, dove il cedolino è consultabile già tra fine novembre e inizio dicembre. Quanto ai docenti supplenti: chi ha avuto un incarico concluso prima del 1° dicembre — per esempio le supplenze fino al 30 giugno 2026 — riceve i ratei con un’erogazione speciale; chi è in servizio da settembre li trova nel cedolino di dicembre.
Nel privato non esiste una data nazionale. Decidono il CCNL, il contratto individuale o le prassi aziendali. La regola generale è il pagamento entro dicembre, prima delle feste. Nel commercio il riferimento ricorrente è la vigilia di Natale (24 dicembre); tra i metalmeccanici la prassi tipica è ancora la vigilia; per il lavoro domestico l’erogazione arriva entro Natale o, al più tardi, entro il 31 dicembre. Alcune aziende versano stipendio e tredicesima lo stesso giorno, altre in due momenti distinti: conviene controllare il contratto o chiedere all’ufficio del personale.

Come si calcola la tredicesima lorda
La tredicesima mensilità è un diritto riconosciuto da tutti i CCNL in vigore in Italia (a differenza della quattordicesima, presente solo in alcuni settori). Matura mese per mese: ogni mese di lavoro vale un rateo pari a 1/12 della retribuzione mensile. La formula è:
(retribuzione lorda mensile × mesi lavorati) / 12
Chi ha lavorato tutto l’anno a tempo pieno riceve quindi una tredicesima lorda pari a una mensilità. Se invece il rapporto è iniziato il 1° marzo 2026 con una retribuzione di 1.000 euro lordi al mese, il conto diventa (1.000 × 10) / 12 = 833,33 euro lordi. Partendo dalla RAL, la tredicesima lorda è indicativamente RAL/13 se il contratto prevede 13 mensilità, oppure RAL/14 se ne prevede 14.
Per la maggior parte dei contratti un mese si considera interamente lavorato se coperto da almeno 15 giorni; il part-time riduce l’importo in proporzione alla retribuzione effettiva. Nella base di calcolo rientrano gli elementi fissi e continuativi: paga base, indennità di contingenza, scatti di anzianità, EDR, terzi elementi, eventuali superminimi e indennità di mansione. Restano esclusi i compensi per lavoro straordinario e l’indennità per ferie non godute.
La tredicesima continua a maturare anche quando non si presta servizio, in particolare durante ferie e permessi retribuiti, malattia e infortunio, congedo di maternità (nei limiti della quota a carico del datore), congedo matrimoniale e riposi giornalieri per allattamento. Non maturano ratei in aspettativa non retribuita né in caso di assenza ingiustificata. Per la cassa integrazione la maturazione dipende dal tipo di intervento e dalle regole del CCNL. Per i pensionati il meccanismo è analogo: chi ha iniziato a percepire l’assegno in corso d’anno riceve una tredicesima proporzionata ai ratei effettivamente maturati.
Perché il netto è più basso dello stipendio
Il passaggio dal lordo al netto avviene in due tempi. Prima si sottraggono i contributi previdenziali a carico del lavoratore, pari in via indicativa al 9,19% nel settore privato e all’8,80% nel pubblico impiego (variabili per categoria e gestione previdenziale). Su una tredicesima di 2.000 euro si tratta rispettivamente di circa 183,80 e 176 euro. Sull’imponibile che resta si calcola l’Irpef con gli scaglioni 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro.
Qui nasce la differenza con lo stipendio ordinario. L’articolo 23 del Dpr n. 600/1973 prevede per la tredicesima una ritenuta calcolata separatamente, con gli scaglioni annui ragguagliati al mese e senza detrazioni. Detrazioni e misure del taglio del cuneo fiscale (legge di Bilancio 2025, tuttora in vigore) restano ripartite sulle dodici mensilità ordinarie: somma esente fino a 20.000 euro di reddito da lavoro dipendente, ulteriore detrazione di 1.000 euro tra 20.000 e 32.000 euro, detrazione decrescente fino a 40.000 euro e trattamento integrativo da 100 euro al mese di norma fino a 15.000 euro. Sono agevolazioni che gonfiano il netto dello stipendio, ma non quello della gratifica natalizia. Il risultato è un netto della tredicesima quasi sempre inferiore a quello di una mensilità ordinaria, con scarti che possono superare il centinaio di euro.

Tredicesima netta 2026: esempi per RAL
Le simulazioni che seguono orientano, ma non sostituiscono il cedolino. Ipotizzano un rapporto a tempo pieno per tutto il 2026, RAL su 13 mensilità, contributi al 9,19% e Irpef con scaglioni mensili, senza detrazioni, addizionali, conguagli o trattenute particolari.
Con RAL 26.000 euro la tredicesima lorda è di 2.000 euro; dopo i contributi l’imponibile è circa 1.816 euro e il netto stimato circa 1.398 euro (solo aliquota 23%). Con RAL 35.100 euro la lorda sale a 2.700 euro, l’imponibile a circa 2.452 euro e il netto a circa 1.876 euro (23% e 33%). Con RAL 52.000 euro la lorda è 4.000 euro, l’imponibile circa 3.632 euro e il netto circa 2.667 euro. Con RAL 65.000 euro la lorda è 5.000 euro, l’imponibile circa 4.541 euro e il netto circa 3.238 euro (23%, 33% e 43%).
Gli scaglioni mensilizzati funzionano così: 23% sulla parte di imponibile fino a 2.333,33 euro, 33% tra 2.333,33 e 4.166,67 euro, 43% su quanto eccede. Con RAL 65.000 euro, ad esempio, solo gli ultimi 374 euro circa dell’imponibile entrano nello scaglione al 43%. Il prelievo sulla tredicesima resta comunque un acconto: il conto definitivo arriva con il conguaglio fiscale di fine anno, che ricalcola l’Irpef sul reddito annuo e, per i redditi medio-alti, può tradursi in trattenute aggiuntive.
Cosa cambia (e cosa no) con le aliquote Irpef 2026
Dal 1° gennaio 2026 la seconda aliquota Irpef è scesa dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro. Sulla sola ritenuta della tredicesima, però, il beneficio è limitato: circa 0 euro con RAL 26.000 (resta interamente nello scaglione al 23%), circa 2 euro netti in più con RAL 35.100, circa 26 euro con RAL 52.000 e circa 37 euro con RAL 65.000. Il vantaggio pieno si misura su base annua e arriva fino a 440 euro per chi supera i 50.000 euro di reddito.
La legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) non ha introdotto alcuna agevolazione specifica sulla tredicesima, che continua a essere tassata con l’Irpef ordinaria. Nello stesso cedolino di dicembre possono però comparire altre voci agevolate: imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti da rinnovi contrattuali 2024–2026 per chi nel 2025 aveva un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro; imposta sostitutiva del 15% su maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, festivo e a turni entro 1.500 euro annui; aliquota agevolata all’1% sui premi di risultato nel 2026, entro un tetto di 5.000 euro. Nessuna di queste misure riguarda la tredicesima in sé, ma un arretrato, un premio o un’indennità possono finire nella busta di dicembre e far salire il netto complessivo.

Detassazione e Manovra 2027: a che punto siamo
Nella discussione sulla legge di Bilancio 2027 è tornata l’ipotesi di una tredicesima detassata. Il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato (FdI), ha proposto di sostituire l’Irpef sulla mensilità aggiuntiva con un’imposta sostitutiva del 15% o del 10%; Forza Italia ha spinto per l’esenzione totale almeno per i redditi più bassi. La versione ritenuta più sostenibile prevedeva una flat tax al 15% per i redditi fino a 15.000 euro.
Il 13 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio senza definire le misure della manovra e, secondo le ricostruzioni della stampa, la detassazione — anche parziale — ha perso terreno per mancanza di risorse. Restano ipotesi, non norme approvate: un’eventuale agevolazione dipenderebbe dal testo definitivo della legge di Bilancio 2027 e dalla sua decorrenza. Per la tredicesima di dicembre 2026 vale quindi il regime ordinario. Non torna nemmeno il bonus Natale da 100 euro, misura una tantum del 2024 non riproposta dalla legge di Bilancio 2026.
Il tema resta caldo per il potere d’acquisto: secondo l’Istat, nel secondo trimestre 2026, dopo dieci trimestri consecutivi in cui gli stipendi avevano corso più dei prezzi, la crescita delle retribuzioni contrattuali è tornata sotto quella dell’inflazione. Per chi vive di lavoro dipendente, la mensilità di dicembre resta una boccata d’ossigeno, ma senza scorciatoie fiscali straordinarie.
Come leggere il cedolino di dicembre
La voce da cercare non è soltanto «tredicesima», ma il percorso che porta al netto. I passaggi da verificare sono cinque: i ratei maturati (12 su 12 oppure meno, in caso di assunzione, cessazione o periodi non retribuiti); la retribuzione utile su cui è stata calcolata; i contributi previdenziali; l’imponibile fiscale con la relativa Irpef; infine il netto a pagare, da leggere separando stipendio, tredicesima ed eventuali altre voci (premi, arretrati, indennità).
Per una stima rapida si divide la RAL per il numero di mensilità, si sottraggono i contributi e si applicano gli scaglioni Irpef mensili. Il dato definitivo, però, lo dà soltanto la busta paga di dicembre, consultabile in anticipo sul sito INPS per i pensionati e su NoiPA per gli statali. Nel privato conviene chiedere al datore o al consulente del lavoro se stipendio e tredicesima saranno in un unico cedolino o in due documenti distinti: alcune aziende emettono una busta separata proprio per rendere più leggibile il calcolo della gratifica.
In sintesi, la tredicesima 2026 arriva a inizio dicembre per i pensionati, a metà mese circa per i pubblici (da confermare su NoiPA) e entro le feste per i privati, con importi netti che dipendono da RAL, mesi lavorati e scaglioni Irpef senza detrazioni. Controllare ratei, base di calcolo e trattenute sul cedolino resta il modo più sicuro per sapere quanto resterà davvero in busta.







