Indice dei Contenuti
ToggleLaLiga e il blocco degli indirizzi IP: il conflitto tra lotta alla pirateria e neutralità della rete
Con l’inizio di ogni stagione calcistica, torna in Spagna un meccanismo di blocco digitale tra i più incisivi d’Europa. Dietro all’azione si trova LaLiga, l’associazione dei club spagnoli guidata da Javier Tebas, che su decisione del tribunale ordina agli operatori di rete di bloccare in tempo reale centinaia di indirizzi IP ritenuti responsabili della trasmissione illegale delle partite. Sebbene l’obiettivo ufficiale sia combattere la pirateria audiovisiva, l’effetto collaterale coinvolge una vasta mole di servizi digitali non correlati al calcio, sollevando dubbi sul rispetto della neutralità della rete.
Il nodo della questione nasce dal funzionamento stesso di Internet, dove non tutti i siti web dispongono di un singolo indirizzo IP esclusivo. Molte piattaforme condividono lo stesso indirizzo, in particolare quando si affidano a grandi provider di hosting o a reti di distribuzione di contenuti (CDN). Di conseguenza, il blocco di un IP associato ad una fonte pirata finisce per compromettere anche decine di migliaia di siti e servizi assolutamente leciti. È come se, per punire un singolo “inquilino” che ruba elettricità, si spegnesse l’intera città.
Nel corso di un’intervista, Tebas ha minimizzato il fenomeno definendo le denunce come “problemi isolati causati da qualche smanettone”, ma i dati raccontano tutt’altra storia: ogni giornata di campionato, infatti, vengono bloccati centinaia di IP distribuiti su molteplici fornitori di servizi, generando difficoltà a migliaia di utenti.
Come funzionano i blocchi IP e le conseguenze per gli utenti
Il meccanismo di blocco degli indirizzi IP prende avvio poco prima del calcio d’inizio e viene revocato a partita terminata. LaLiga identifica in anticipo gli IP legati a piattaforme pirata e impone ai provider di interrompere il traffico verso questi indirizzi nei giorni di gara. Solo nella giornata inaugurale del campionato 2026-2027, il 15 agosto, sono stati bloccati circa 550 IP, un numero che si è mantenuto costante nelle successive giornate.
Secondo l’Osservatorio Aperto sulle Interferenze di Rete (OONI), nei primi sei mesi del 2026 sono stati oscurati in totale 7.441 indirizzi appartenenti a 36 diversi provider, tra cui nomi di rilievo come Amazon AWS, Cloudflare, Akamai, Alibaba Cloud, Microsoft e Meta. Sebbene LaLiga sostenga che si tratti di blocchi dinamici, limitati e mirati, le ripercussioni sugli utenti sono molto più ampie e spesso colpiscono siti istituzionali e realtà che nulla hanno a che fare con la pirateria.
Il problema principale deriva dalle caratteristiche tecniche di Internet: una Content Delivery Network (CDN) come Cloudflare, ad esempio, serve migliaia di siti web sotto un unico IP per migliorare velocità e sicurezza. Se quell’indirizzo viene bloccato, si oscura automaticamente l’accesso a tutti i contenuti correlati. Tra i siti coinvolti involontariamente figurano nomi autorevoli come la Real Academia Española (RAE), Amnesty International, Greenpeace, Unicef, UNHCR, Caritas e diverse università, ma anche portali con progetti innovativi nel campo dell’intelligenza artificiale o siti ufficiali di società calcistiche e sponsor.
Il rapporto OONI ha stimato che a un certo punto dalle misure restrittive siano stati colpiti oltre 554.000 domini legittimi, di cui più del 90% erano gestiti tramite Cloudflare, che, seppur coinvolta solo per il 30% degli indirizzi bloccati, ha rappresentato la stragrande maggioranza dei domini interessati.
Un caso emblematico in Spagna riguarda Redsys, il gateway per i pagamenti online, che durante le giornate di partita ha riscontrato gravi malfunzionamenti nella conferma dei pagamenti, lasciando commercianti e utenti nell’incertezza. Anche WikiDex, la più grande enciclopedia Pokémon in lingua spagnola, ha subito disservizi nell’accesso ai server di immagini in questi frangenti.
Impatti concreti: i blocchi durante la partita del Real Madrid del 15 settembre 2026
Un esempio pratico dei disagi causati è stato registrato durante la partita tra Elche CF e Real Madrid, il 15 settembre 2026. In quella giornata, il provider DIGI ha bloccato numerosi IP appartenenti a Cloudflare, rendendo inaccessibili diversi siti completamente estranei al mondo della pirateria, come mandalaweb.es – dedicato a mandala da colorare – e todopuntodecruz.com, shop specializzato in kit di punto croce.
L’utilizzo di una VPN con server fuori dalla Spagna ha consentito di superare la censura e accedere regolarmente ai siti, confermando che il problema è strettamente circoscritto alle limitazioni imposte a livello nazionale.
Non si tratta, inoltre, di domini minori o poco rilevanti: tra i blocchi si annoverano portali come linuxmint.com, la catena di supermercati Froiz e il sito del Centro de Investigación Biomédica en Red, confermando la natura assolutamente estesa e indiscriminata delle restrizioni. La durata dei blocchi nei giorni di gara può variare da tre fino a sei ore, a seconda che si tratti di partite infrasettimanali o nel week-end.
Il 16 settembre, ad esempio, il tentativo di scaricare il modello di intelligenza artificiale Qwen 3.8 27b ospitato su Cloudflare è fallito per problemi legati a queste interruzioni, malgrado il progetto LLM non abbia alcuna relazione con la trasmissione o la pirateria sportiva.
Alternative tecnologiche e prospettive giuridiche sul blocco degli IP
Oggi esistono soluzioni più sofisticate per combattere la pirateria senza creare danni collaterali così estesi. L’approccio consigliabile è il blocco mirato di singoli domini, URL o account colpevoli di violazioni, piuttosto che la sospensione massiva degli indirizzi IP che ospitano numerosi servizi. La normativa dovrebbe enfatizzare la necessità di agire contro i contenuti illegali senza compromettere l’intera infrastruttura, tutelando così la libertà e l’accesso a Internet.
La base giuridica dei blocchi attuali è una sentenza del Tribunale di Commercio n. 6 di Barcellona, emessa il 18 dicembre 2024, che autorizza la sospensione immediata e il continuo aggiornamento degli IP ritenuti responsabili senza la necessità di ulteriori ordinanze per ciascun blocco. I principali operatori spagnoli, tra cui Movistar, Vodafone, DIGI e MásOrange, hanno accettato questo regime senza sollevare opposizioni legali.
Al Congresso spagnolo è stata però approvata una mozione non vincolante – presentata dall’ERC e condivisa da PSOE, Sumar, Bildu, PNV e Compromís – che propone di introdurre maggiori limiti e proporzionalità nelle misure di blocco, e di evitare che sentenze giudiziarie deleghe in modo indiscriminato al settore privato la gestione delle blacklist.
In parallelo, molti utenti si affidano ormai comunemente alle VPN per aggirare le restrizioni, un metodo ritenuto legittimo dalla giurisprudenza europea. Tuttavia, LaLiga sostiene che anche queste tecnologie dovrebbero essere responsabilizzate per i contenuti che transitano attraverso le loro reti, e alcuni tribunali locali hanno già iniziato a emettere provvedimenti in questa direzione.
Al momento, il blocco IP rimane lo strumento principale, nonostante l’avanzamento di tecnologie di criptografia come l’Encrypted Client Hello (ECH), promossa da Cloudflare e Apple, volta a nascondere il nome del dominio a cui un utente si connette.
Conclusioni: verso un futuro incerto per la lotta alla pirateria digitale
La stagione 2026/2027 sarà l’ultima coperta dalla sentenza in vigore, con scadenza prevista per il 20 giugno 2027. È probabile che LaLiga e Telefónica tenteranno di ottenere un rinnovo o un’estensione di questo provvedimento che fino ad ora ha rappresentato uno strumento decisivo nella loro battaglia contro la pirateria. Tuttavia, il contesto normativo e le sensibilità sul tema sono cambiati notevolmente negli ultimi anni, alimentando dubbi sulla possibilità di ottenere nuovamente autorizzazioni altrettanto ampie e invasive.
Il dibattito resta aperto tra la tutela dei diritti audiovisivi e la garanzia dell’accessibilità e dell’integrità della rete, con un’unica certezza: la sfida per un bilanciamento equo tra sicurezza digitale, libertà di navigazione e innovazione tecnologica è più viva che mai.