Data Center IA: come i giganti tech affrontano la crisi idrica globale

Data Center IA: come i giganti tech affrontano la crisi idrica globale

Data center e intelligenza artificiale: l’emergenza silenziosa del consumo d’acqua

L’ascesa vertiginosa dell’intelligenza artificiale alimenta un’inesorabile crescita tecnologica che, però, nasconde una criticità spesso sottovalutata: l’impatto ambientale legato al consumo di risorse idriche. Negli Stati Uniti, e non solo, l’opinione pubblica comincia a mostrare crescente preoccupazione per l’enorme quantità di acqua ed energia elettrica impiegata dai data center destinati a ospitare server e processori sempre più potenti.

Questi magazzini di dati, cuore pulsante di Internet e delle infrastrutture AI, generano calore intenso durante il funzionamento. Per mantenere i sistemi operativi in condizioni ottimali, sono necessari grandi volumi di acqua per il raffreddamento. Secondo la società di consulenza Rystad Energy, nel 2025 il fabbisogno globale di acqua da parte dei data center ha raggiunto quota 222 miliardi di litri, equivalenti a 59 miliardi di galloni. Senza interventi efficaci, questa cifra potrebbe quasi triplicare entro il 2030, sfiorando i 644 miliardi di litri.

Innovazioni nel raffreddamento dei data center per ridurre il consumo di acqua

Nel tentativo di contrastare questa tendenza, i giganti del settore tecnologico cercano soluzioni avanzate per contenere l’uso idrico. Tra le novità più significative si distingue il sistema DSX di Nvidia, lanciato con una promettente dichiarazione: la possibilità di azzerare quasi completamente il consumo di acqua in alcune strutture AI. Un’affermazione ambiziosa, che sottolinea l’urgenza di una trasformazione radicale nel modo in cui i server vengono raffreddati.

Il DSX si basa su un avanzato meccanismo di raffreddamento a circuito chiuso, in cui un liquido scorre direttamente all’interno dei server, vicino ai chip che, durante l’attività, possono raggiungere temperature superiori agli 80°C. Questa tecnica consente di contenere e gestire efficacemente il calore senza dissipare grandi quantità d’acqua.

Tuttavia, come spiega Andy Masley, esperto indipendente in AI e gestione data center, esiste un compromesso tra il consumo di acqua e quello di energia elettrica. Ridurre l’uso dell’acqua spesso comporta un aumento della domanda elettrica, poiché il liquido di raffreddamento deve comunque essere mantenuto fresco, talvolta grazie a sistemi di ventilazione o raffreddamento ad aria. Nvidia ha trovato una via di mezzo permettendo al liquido di circolare a temperature più alte, intorno ai 45°C, rispetto ai 32°C di altri sistemi a circuito chiuso, riducendo così la necessità di aria refrigerata costante. Attraverso semplici ventilatori, che mantengono la circolazione dell’aria, si riesce a ottenere un buon equilibrio, anche se in ambienti estremamente caldi o durante le ondate di calore potrebbe essere ancora richiesto un raffreddamento più tradizionale.

La pressione pubblica e le strategie sostenibili delle grandi aziende tecnologiche

Le maggiori compagnie del cloud, come Microsoft, Amazon Web Services (AWS) e Meta, hanno adottato pratiche simili, utilizzando sistemi a circuito chiuso che, a loro dire, non provocano perdite nette d’acqua. È interessante osservare che, nonostante l’espansione dei loro data center tra il 2022 e il 2025, sia Microsoft che AWS hanno migliorato significativamente l’efficienza idrica dei loro impianti, rispettivamente del 25% e del 37%, secondo i loro ultimi rapporti sulla sostenibilità ambientale.

Restano tuttavia alcune criticità legate soprattutto alla mancanza di standard uniformi nel settore per la rendicontazione degli sforzi legati a ambiente, responsabilità sociale e governance aziendale (ESG). Spicca in negativo SpaceX, la società di Elon Musk, che oltre a non pubblicare report ESG, ha ricevuto a giugno il punteggio più basso da parte dell’agenzia di rating MSCI.

Un ulteriore nodo riguarda gli incentivi economici: come sottolinea il professor Shaolei Ren dell’Università della California a Riverside, l’acqua è generalmente molto più economica dell’elettricità, per cui le aziende trovano meno motivazioni nel ridurne il consumo spinto solo da ragioni di costo. L’origine degli sforzi virtuosi è spesso da ritrovare nell’esigenza di rispondere alle crescenti pressioni pubbliche e di immagine, soprattutto in un contesto in cui l’opposizione locale ai nuovi data center si fa sempre più sentire negli Stati Uniti.

Aggiornare strutture più vecchie con tecnologie di raffreddamento all’avanguardia rappresenta infine una sfida aggiuntiva, anche se le infrastrutture meno recenti sono spesso di dimensioni inferiori e richiedono quindi un minore fabbisogno idrico e energetico rispetto ai grandi centri dati contemporanei.

Impatto complessivo del settore tra consumo diretto e indiretto di risorse

Bisogna infine considerare che l’acqua utilizzata direttamente dai data center costituisce solo una parte della loro impronta ambientale. Un consumo rilevante riguarda anche l’acqua necessaria alla produzione di elettricità che li alimenta, così come quella impiegata nella fabbricazione di chip e server. Negli Stati Uniti, quest’uso indiretto può addirittura raddoppiare il volume complessivo di acqua collegato all’operatività dei data center stessi, amplificando la portata dell’emergenza idrica legata all’espansione del settore tecnologico.

Conclusioni

L’espansione dell’intelligenza artificiale e la crescita esponenziale dei data center evidenziano una sfida cruciale per la sostenibilità ambientale: ridurre il consumo d’acqua senza gravare eccessivamente sulla domanda energetica. Innovazioni come il sistema DSX di Nvidia rappresentano passi importanti verso un futuro più sostenibile, ma la strada è ancora lunga e complessa. Le aziende tecnologiche devono mantenere alta l’attenzione sulle pratiche di gestione delle risorse e rispondere ai crescenti allarmi dell’opinione pubblica e delle comunità locali. Solo attraverso soluzioni integrate, trasparenza e investimenti mirati sarà possibile conciliare la rivoluzione digitale con la tutela delle risorse naturali essenziali alla vita sul nostro pianeta.