TikTok cancella video di leader polacco per contenuti antisemiti

TikTok cancella video di leader polacco per contenuti antisemiti

TikTok censura i video del politico polacco Grzegorz Braun: tra negazionismo e controversie

Recentemente, la popolare piattaforma social TikTok ha deciso di rimuovere sei video pubblicati dal leader polacco di estrema destra Grzegorz Braun, suscitando un acceso dibattito sul confine tra libertà di espressione e responsabilità nella diffusione di contenuti sull’odio. Tra i video eliminati, spicca uno che ritrae un gesto offensivo verso un simbolo ebraico, oltre a un inquietante negazionismo storico.

La rimozione dei video e il contesto antisemitico

Secondo quanto riportato dal quotidiano polacco Rzeczpospolita, uno dei sei video rimossi mostrava un candelabro a sette bracci, simbolo sacro nella tradizione ebraica, bagnato con un getto d’acqua spruzzato da un estintore, gesto attribuito a una figura somigliante proprio a Braun. Il video era accompagnato dallo slogan provocatorio: “Se hai paura, sei già uno schiavo”. Un altro clip più controverso negava l’esistenza delle camere a gas di Auschwitz, lo storico campo di concentramento nazista dove oltre un milione di persone, in prevalenza ebrei, persero la vita durante la Seconda Guerra Mondiale.

Grzegorz Braun, eurodeputato e figura di spicco dell’estrema destra in Polonia, ha ottenuto un significativo consenso elettorale, piazzandosi quarto alle ultime elezioni nazionali con il 6,3% dei voti e, secondo un sondaggio di dicembre, con un gradimento in crescita fino all’11%. La rimozione dei suoi contenuti da TikTok è stata innescata da una denuncia dell’Associazione Never Again, un’organizzazione impegnata nella lotta all’antisemitismo in Polonia.

Politica e moderazione sui social: quali regole per i contenuti controversi?

Digitando “Un altro divieto”, un recente video pubblicato dallo stesso Braun su TikTok denuncia una presunta censura “filo-polacca”, lamentando di essere stato escluso dagli algoritmi di visibilità della piattaforma. Uno screenshot condiviso nel filmato mostra la sospensione temporanea dell’account, con la motivazione di “violazioni ripetute delle norme” fino al 6 aprile, con la minaccia di estendere il divieto in caso di ulteriori infrazioni.

TikTok, così come altri giganti dei social come Facebook, Instagram e YouTube, ha sottoscritto un accordo con l’Unione Europea volto a contrastare il discorso di odio online. Gli ultimi dati ufficiali parlano di milioni di contenuti rimossi per violazione delle linee guida sulla community, a testimonianza di un controllo sempre più stringente.

Precedenti di rimozioni di contenuti politici in Europa

L’intervento contro Braun non è un caso isolato. Nel 2022, Meta ha annunciato la rimozione della pagina Facebook legata al partito polacco di estrema destra Confederazione, co-fondato proprio da Braun, a causa della diffusione di disinformazione sul COVID-19 e incitamento all’odio. Sebbene la pagina fosse stata oscurata, è infine tornata attiva, con un seguito che supera il milione di follower.

Un altro episodio significativo riguarda il bando permanente da Facebook di Generation Identity, gruppo giovanile del movimento nazionalista francese Identitari, prima del suo scioglimento ufficiale. Più recentemente, nel 2025, due esponenti identitari europei hanno denunciato la cancellazione massiccia di pagine Instagram a loro collegate, comprese quelle affiliate a partiti di destra come Alternative For Germany (AfD).

Questi episodi evidenziano il delicato equilibrio che le piattaforme digitali cercano di mantenere tra la tutela della libertà di parola e la necessità di contrastare contenuti che possano alimentare odio e discriminazione, soprattutto in un contesto politico europeo sempre più polarizzato.

Conclusioni

La vicenda della rimozione dei video di Grzegorz Braun da TikTok apre una riflessione importante sulla responsabilità delle nuove piattaforme digitali nel gestire contenuti controversi e potenzialmente dannosi. Pur nella tutela della libertà di espressione, la diffusione di messaggi negazionisti o di incitamento all’odio devono essere monitorati con rigore, in particolare quando provengono da figure pubbliche con ampia visibilità e capacità di influenzare l’opinione pubblica. In un’epoca dominata dai social media, diventa sempre più urgente definire regole chiare e condivise per proteggere la memoria storica e contrastare forme di intolleranza di ogni genere, senza rinunciare al confronto democratico.