Intelligenza artificiale e geopolitica: il nuovo volto della sovranità tecnologica a Davos
La recente conferenza economica di Davos ha confermato come la geopolitica continui a influenzare profondamente il dibattito globale. Ma un altro tema, altrettanto cruciale, ha catalizzato l’attenzione dei leader mondiali: l’intelligenza artificiale (IA). Più che una semplice innovazione tecnologica, l’IA si sta configurando come un elemento strategico imprescindibile per la sovranità e il potere internazionale.
Secondo Cathy Li, direttrice del Center for AI Excellence del World Economic Forum, organizzatore dell’evento, questa tecnologia non solo sta trasformando le economie, ma ridefinisce gli equilibri tra nazioni nel panorama globale. “Non è più una possibilità futura, sta già accadendo”, ha spiegato Li in un’intervista esclusiva a Euronews Next, sottolineando la corsa internazionale a garantire indipendenza e controllo sulle infrastrutture digitali. “Ogni paese, nel contesto geopolitico attuale, sta mettendo a punto strategie proprie. La preoccupazione principale riguarda la cosiddetta sovranità tecnologica”.
La sovranità dell’intelligenza artificiale: tra autonomia e cooperazione strategica
Il concetto di sovranità nell’ambito dell’IA si traduce nella capacità delle nazioni di governare autonomamente i propri sistemi AI. Tuttavia, definire in modo preciso cosa significhi questo potere resta una sfida aperta. Cathy Li ammonisce contro il rischio di un approccio isolazionista: “Costruire internamente ogni componente dei sistemi di IA non è né pratico né sostenibile”. Il modello più efficace, sostiene, è quello di una interdipendenza strategica tra paesi, che valorizzi i punti di forza nazionali attraverso investimenti mirati e collaborazioni internazionali selettive.
L’Europa rappresenta un esempio virtuoso di questa filosofia, grazie alle sue intese transfrontaliere tra Stati membri, volte a sviluppare un ecosistema europeo dell’IA che sia inclusivo e vantaggioso per tutti. “Solo con una cooperazione multilivello sarà possibile far fronte alle sfide e diffondere i benefici di questa rivoluzione digitale”, afferma Li.
Europa, tra sfide e opportunità nell’era dell’intelligenza artificiale
Sebbene Stati Uniti e Cina rimangano i protagonisti indiscussi nella corsa all’intelligenza artificiale, a Davos è emerso un rinnovato ottimismo verso il ruolo che l’Europa può giocare in questo scenario globale. Jensen Huang, fondatore e CEO di Nvidia, ha evidenziato la forza produttiva europea come un asset strategico per la costruzione delle infrastrutture AI di prossima generazione, definendo questo momento un’opportunità irripetibile per il continente, soprattutto nel settore della robotica.
Cathy Li ha sottolineato i vantaggi competitivi europei: un bacino di talenti di eccellenza, una normativa solida, una società stabile che stimola l’innovazione e una robusta base industriale. Tuttavia, la frammentazione del mercato europeo rappresenta un ostacolo significativo. La difficoltà per le start-up di espandersi oltre i confini nazionali e la limitata mobilità dei professionisti rischiano di indebolire la posizione competitiva dell’Europa, spingendo molte realtà emergenti a guardare con più interesse agli Stati Uniti.
L’energia: il fattore decisivo per il futuro dell’intelligenza artificiale
Un’altra questione cruciale, che coinvolge direttamente l’efficienza e la sostenibilità dell’IA, è la disponibilità energetica. I data center, cuore pulsante dei sistemi di intelligenza artificiale, consumano enormi quantitativi di elettricità. Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha definito a Davos i costi energetici come il principale elemento determinante per il successo nazionale nella corsa all’IA.
Per Cathy Li, questa sfida rappresenta anche un’opportunità per rinnovare e rendere più sostenibili i sistemi energetici esistenti. L’integrazione di fonti rinnovabili e pulite non solo favorirà l’intero tessuto sociale, ma contribuirà a costruire un ecosistema tecnologico solidale e responsabile.
Conclusioni
La rapidità con cui l’intelligenza artificiale evolve impone un ripensamento continuo delle strategie politiche ed economiche. Secondo Cathy Li, "un anno di sviluppo nell’IA equivale a cento nel mondo reale". La transizione dai modelli linguistici di grande scala (LLM) alla robotica e altre forme di IA fisica testimonia un futuro dinamico e complesso.
Guardando avanti, la sfida sarà orientare l’intelligenza artificiale al servizio dell’umanità, proteggendo non solo i profitti aziendali ma soprattutto il futuro delle nuove generazioni. Li critica apertamente la tendenza di alcune imprese a tagliare i posti di lavoro entry-level a causa dell’IA, considerandolo un errore strategico e umano. Al contrario, propone di affiancare i giovani talenti ai dirigenti più esperti, valorizzando la naturale familiarità delle nuove generazioni con la tecnologia.
Infine, l’intelligenza artificiale deve diventare uno strumento di inclusione globale, evitando di ampliare il divario digitale tra Nord e Sud del mondo. Solo considerando la tecnologia come una forza capace di elevare tutta l’umanità potremo garantire un futuro sostenibile e condiviso, in cui la cura reciproca resti al centro dell’agenda globale.