Australia e social media: divieti per minori sotto la lente

Australia e social media: divieti per minori sotto la lente

Australia e sicurezza online: possibili azioni legali contro i social media

In Australia si apre un nuovo fronte nella tutela dei minori sul web. Il commissario nazionale per la eSafety, l’ente responsabile della sicurezza online nel Paese, ha annunciato che sta valutando un’azione legale contro alcuni tra i principali giganti dei social media—tra cui Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. Il motivo? Queste piattaforme non avrebbero messo in atto misure sufficienti per impedire ai bambini al di sotto dei 16 anni di accedere e mantenere attivi profili sui loro servizi, nonostante l’entrata in vigore della normativa australiana che vieta agli under16 di creare o conservare account su tali piattaforme.

La sfida del rispetto della normativa per i social network

Introducita a dicembre dello scorso anno, la legge australiana rappresenta una delle regolamentazioni più rigorose al mondo in materia di protezione dei minori sui social. Nei primi tre mesi dall’entrata in vigore, secondo il rapporto del commissario per la eSafety, sono stati cancellati cinque milioni di account appartenenti a utenti minorenni. Tuttavia, una notevole fetta di bambini continua a utilizzare attivamente i social network, creando nuovi profili o aggirando i controlli di età.

Il rapporto evidenzia come le piattaforme coinvolte manchino di sistemi efficaci per individuare e rimuovere gli account di utenti minorenni, né dispongano di strumenti validi per prevenire la loro creazione. Julie Inman Grant, commissaria australiana per la eSafety, ha avvertito che i social devono adeguarsi alla legge o rischiano conseguenze severe, tra cui la perdita di reputazione a livello governativo e tra i consumatori. L’ente ha a disposizione una serie di strumenti punitivi, tra cui l’imposizione di sanzioni civili che possono raggiungere i 49,5 milioni di dollari australiani (circa 29,8 milioni di euro).

L’ufficio del commissario ha annunciato che entro la metà dell’anno deciderà se procedere con azioni legali contro Facebook, Instagram, YouTube, Snapchat e TikTok, dando priorità ai casi che dimostrano “fallimenti sistemici” nella protezione dei minorenni. Altri social con limiti d’età, come Reddit, X (ex Twitter), Kick, Threads e Twitch, al momento non sono sotto inchiesta.

Le reazioni dei social media e le controversie in corso

Le piattaforme coinvolte si sono difese prendendo posizione pubblicamente. Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha riconosciuto la difficoltà globale di verificare con precisione l’età online, pur impegnandosi a rispettare la normativa australiana. Anche Snap Inc., proprietaria di Snapchat, ha comunicato di aver disattivato 450.000 account in linea con la legge e di monitorare costantemente nuovi profili sospetti.

Evan Spiegel, CEO di Snapchat, ha definito il divieto australiano un “esperimento ad alto rischio”, sostenendo in un articolo di opinione che escludere gli adolescenti da queste piattaforme non favorisca né la sicurezza né il benessere dei giovani. Spiegel propone invece l’introduzione di limitazioni d’età a livello di app store, una misura ritenuta però insufficiente dagli esperti per prevenire l’esposizione a contenuti inadatti.

TikTok ha preferito non commentare la questione, mentre Alphabet Inc., proprietaria di YouTube e Google, non ha fornito risposte immediate. Reddit, in particolare, ha scelto di contrastare la legge australiana presentando un ricorso presso l’Alta Corte del Paese, sostenendo che la normativa violi una libertà costituzionale implicita: quella di comunicazione politica. La prima udienza è prevista per maggio, quando si fisserà una data per la discussione formale.

Le ambizioni australiane nella sicurezza digitale

La ministra australiana delle Comunicazioni, Anika Wells, non ha nascosto la sua insoddisfazione per l’atteggiamento delle piattaforme, accusandole di voler “fare soltanto il minimo indispensabile” nella speranza che le nuove normative falliscano. Wells ha sottolineato l’importanza storica della legge australiana, definendola “la più importante al mondo” e ricordando che almeno una dozzina di paesi stanno seguendo il suo esempio dal 10 dicembre, guardando a Canberra come pioniere globale nella regolamentazione dei social a tutela dei minori.

Conclusioni

L’Australia si conferma così all’avanguardia nel definire standard rigidi per la protezione dei giovani utenti nel mondo digitale, imponendo una normativa severa che mira a scoraggiare l’accesso precoce ai social network. Tuttavia, la sfida maggiore si concentra sull’effettiva implementazione e rispetto di queste norme da parte dei colossi della tecnologia, spesso riluttanti a rinunciare alla propria base utenti minorenni. Le prossime settimane saranno decisive per capire se e come, attraverso azioni legali e sanzioni, il Paese riuscirà a imporre un controllo più rigoroso e a modellare il futuro della sicurezza online dei minori a livello globale.