Controlli Età App Store: Difendere i Bambini dai Social Media?

Controlli Età App Store: Difendere i Bambini dai Social Media?

Social media e minori: il ruolo degli app store per un controllo più efficace?

Mentre l’Europa si interroga sulle misure più efficaci per limitare e regolare l’accesso dei bambini ai social media, i giganti della tecnologia propongono una soluzione innovativa: spostare il filo del controllo direttamente agli app store, le piattaforme da cui gli utenti scaricano le applicazioni. Meta, in particolare, sostiene che i genitori dovrebbero poter approvare o rifiutare ogni richiesta di download da parte dei figli, con un rigoroso sistema di verifica dell’età integrato nel processo. Anche Snap Inc. vede in questa strategia un metodo per fornire “segnali di età più coerenti” basati sul dispositivo, rendendo più difficile per i minorenni accedere ad app non adatte.

Tuttavia, questo approccio, seppur promettente, non è sufficiente a garantire un ambiente digitale sicuro per i più giovani, come sottolineano esperti e studiosi interpellati da Euronews Next.

I limiti degli app store nel controllo parentale sui social media

Nel panorama degli store digitali che dominano il mercato globale, l’App Store di Apple e il Play Store di Google rappresentano i due colossi principali e offrono già diverse funzionalità di controllo parentale. Apple, per esempio, integra la funzione "Chiedi di acquistare" che avverte i genitori ogni volta che un bambino tenta di scaricare o acquistare un’app, lasciando loro la possibilità di approvare o bloccare l’azione. Attraverso account dedicati ai figli, è possibile inoltre applicare restrizioni basate sull’età, filtrando contenuti inappropriati o app pensate per un pubblico adulto o superiore ai 13 anni.

Analogamente, Google con la piattaforma Family Link consente ai genitori di stabilire limiti riguardo al tempo trascorso sulle applicazioni, di applicare filtri per contenuti inappropriati nelle ricerche e su YouTube, e persino di monitorare la posizione dei minori attraverso il telefono.

Nonostante tutto ciò, secondo Serge Egelman, direttore della ricerca all’Università della California di Berkley, il vero potere decisionale dei genitori si esaurisce quasi al momento del download. “Una volta autorizzata l’installazione dell’app, il controllo parentale si affievolisce notevolmente”, spiega. Oltre a ciò, molti genitori non sono pienamente consapevoli o preparati a utilizzare appieno questi strumenti, rischiando di approvare inconsapevolmente applicazioni non adatte ai propri figli.

Ekaterina Hertog, docente associata di intelligenza artificiale all’Oxford Internet Institute, aggiunge che queste misure a volte mettono sotto pressione le famiglie, soprattutto quando i genitori non sono esperti di tecnologia o in situazioni familiari complesse. “Le restrizioni devono poter funzionare in molteplici contesti, tenendo conto delle diverse dinamiche che ci sono tra genitori più o meno presenti o a proprio agio con l’ambiente online”, afferma.

Le sfide pratiche del controllo digitale: oltre il semplice filtro

Non mancano poi le modalità con cui i bambini possono eludere questi sistemi di controllo. Un classico stratagemma è l’uso non autorizzato del dispositivo del genitore stesso per approvare i download o, in alternativa, il reset completo del telefono alle impostazioni di fabbrica, aggirando così tutti i vincoli. Simeon Debrouwer, consulente politico presso European Digital Rights, sottolinea come anche il passaggio a sistemi operativi alternativi, al di fuori degli ecosistemi Apple e Google, possa offrire accesso a negozi di applicazioni meno regolamentati come F-Droid, consentendo l’installazione di app altrimenti bloccate.

Inoltre, la regolazione basata sui limiti di età imposti dagli app store non si estende ai siti web di social media visitati attraverso un computer Desktop, aprendo ulteriori varchi all’accesso non controllato.

Questa complessità emerge anche nel tema della verifica dell’età: “Il diavolo è nei dettagli”, riconosce Hertog. La verifica reale potrebbe richiedere l’uso di sistemi biometrici o scansioni facciali, ma i rischi di manipolazione e falsificazione rimangono alti, con i più giovani capaci di sostenere il gioco con immagini contraffatte o altri trucchi digitali.

Lo scenario normativo tra Europa e Stati Uniti

Sul fronte legislativo, diverse realtà hanno già tentato risposte normative. Negli Stati Uniti, stati come Utah, Louisiana, California e Texas hanno introdotto o stanno valutando norme che responsabilizzano gli app store nell’effettuare rigorosi controlli d’età, obbligando di fatto i fornitori a vigilare sugli utenti minorenni. Tuttavia, la legge texana ha incontrato ostacoli in tribunale per questioni legate alla libertà di espressione.

A livello federale, al Senato americano è in discussione un App Store Accountability Act che imporrebbe obblighi stringenti sui controlli all’età degli utenti. In Europa, invece, le autorità di regolamentazione non dispongono ancora di competenze legali specifiche per intervenire direttamente sugli app store. Il Digital Fairness Act (DFA), atteso entro il 2026, promette di innalzare la tutela dei consumatori online e affrontare i meccanismi di progettazione potenzialmente dannosi nelle piattaforme digitali.

Secondo Debrouwer, combinare il DFA con il vigente Digital Services Act (DSA) potrebbe rappresentare una soluzione efficace per mitigare i rischi senza ricorrere a divieti totalizzanti o restrizioni che escludano i bambini dai social. "È fondamentale spostare l’attenzione dal numero di minori esclusi a come possiamo rendere questi spazi più sicuri per tutti, bambini inclusi", aggiunge. Una strategia che non mira a bandire, ma a responsabilizzare, migliorare e proteggere l’esperienza digitale.

Conclusioni

La protezione dei minori nell’universo dei social media è una sfida complessa che necessita di soluzioni multilivello e integrate. Affidare agli app store il compito di vigilare sull’età e sull’accesso è un passo importante, ma nei fatti non basta a garantire un ambiente digitale realmente sicuro. Il controllo parentale deve essere accompagnato da una maggiore consapevolezza, strumenti più evoluti e norme chiare e applicabili, senza dimenticare l’importanza di progettare piattaforme più responsabili.

L’orizzonte europeo indica una direzione basata sulla regolamentazione equilibrata, in cui migliorare la qualità e la sicurezza dei servizi digitali appare più efficace del semplice divieto. Solo così sarà possibile costruire un mondo online più protetto, ma anche inclusivo e rispettoso delle esigenze di tutti gli utenti, grandi e piccoli.