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ToggleIl fascino del turismo religioso a Cipro: un viaggio tra storia, fede e cultura
La forza del turismo religioso nell’isola di Cipro
Cipro si conferma uno dei luoghi più suggestivi e significativi per il turismo religioso nel Mediterraneo. Sin dai primi secoli dopo Cristo, l’isola ha rappresentato una delle prime tappe della diffusione del cristianesimo al di fuori della Giudea, conservando intatti i segni di una storia millenaria legata al Vangelo. Ogni anno, migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo – soprattutto cristiani ortodossi ma anche fedeli di altre confessioni – decidono di visitare le antiche chiese e i monasteri ciprioti, attratti da un patrimonio spirituale e artistico di incomparabile valore.
In particolare, nella regione dei Monti Troodos sorge un complesso di dieci chiese che dal 1985 è stato riconosciuto come Patrimonio mondiale dell’UNESCO, un concentrato unico di arte bizantina e cultura religiosa. Tra questi, spicca per importanza e suggestione il monastero di San Giovanni Lampadistis, situato nelle vicinanze del villaggio di Kalopanagiotis, nel distretto di Nicosia.
San Giovanni Lampadistis: tre chiese sotto un unico tetto di legno
Arroccato su una collina affacciata sulla valle di Marathasa, lungo le rive del fiume Setracho, questo complesso monastico è una meraviglia architettonica e spirituale. Il monastero riunisce sotto un unico tetto in legno tre diverse chiese: Agios Ioannis Lampadistis, Agios Heraclidios e una piccola cappella latina, costruite in epoche differenti ma unite in un armonioso insieme.
«Il monastero di San Giovanni Lampadistis rappresenta una delle tappe più importanti di Cipro, un luogo intriso di grazia, storia e cultura» racconta padre Theodore Ivana, originario della Romania e attuale guardiano del monastero nonché parroco di Kalopanagiotis. La prima di queste chiese è dedicata ad Agios Heraclidios, santo cipriota del I secolo, che accompagnò gli apostoli Paolo, Barnaba e Marco nel 45 d.C. e fu battezzato nello stesso anno nel vicino fiume Shetrachos. Costruita all’inizio dell’XI secolo, è una basilica bizantina a cupola che conserva affreschi datati tra il XII e il XVI secolo. Di particolare rilievo è l’iconostasi, risalente al XIII-XIV secolo, la più antica sopravvissuta a Cipro, che testimonia l’originale assetto liturgico prima del periodo iconoclasta.
La chiesa centrale è dedicata a San Giovanni Lampadistis, figura locale venerata dalla fine dell’XI secolo. Collegata a questa, una cappella risalente alla fine del XII secolo, purtroppo priva di affreschi a causa di un incendio che la distrusse agli inizi del XVIII secolo. L’ultima struttura, la Cappella Latina o Cappella del Beato Inno, fu aggiunta nel tardo XV secolo durante la dominazione veneziana, esprimendo in modo unico uno stile italo-bizantino con influenze rinascimentali nelle sue decorazioni pittoriche.
Un patrimonio di fede amato e visitato da tutto il mondo
Oggi il monastero, sebbene non più attivo come comunità monastica dal XIX secolo, resta una meta imprescindibile per l’ampia rete di pellegrini che ogni anno si reca a venerare le reliquie sacre, tra cui la Sacra Kara di San Giovanni Lampadistis e la tomba del santo, incorporata nel muro tra la seconda e la terza chiesa. Non solo devoti locali, ma fedeli provenienti da ogni angolo del mondo – dal Giappone al Cile – si recano qui per immergersi nelle atmosfere di un luogo che continua a trasmettere un’intensa spiritualità.
Il monastero ha una lunga tradizione di accoglienza per i pellegrini stranieri, testimoniata dalle iscrizioni sulle pareti risalenti ai secoli XVI e XVII, lasciate da visitatori originari dell’Asia Minore. Questi muri, paragonabili a un antico libro degli ospiti, hanno permesso di ricostruire storie affascinanti di viaggi compiuti anche da famiglie intere, che affrontavano lunghi mesi di viaggio e sacrifici nel cuore del Mediterraneo. Tra questi vi erano soprattutto i Karamanlides, criptocristiani di lingua turca che scrivevano in greco, impegnati a preservare la propria fede in un contesto complesso.
Il monastero conserva anche importanti testimonianze raccolte da studiosi come Vasil Grigorovich-Barsky, viaggiatore e poliglotta del XVIII secolo, che ha documentato negli anni l’intero panorama dei luoghi di culto ciprioti in un periodo in cui molte informazioni rischiavano di perdersi a causa dell’occupazione ottomana.
Nella Cappella Latina, infine, si trova un’icona miracolosa della Vergine Maria, ritenuta copia della Vergine delle Cicladi, meta di preghiere e voti da parte di numerosi fedeli che vi si rivolgono per ottenere conforto e protezione.
Conclusioni: un patrimonio spirituale e culturale da scoprire
Il turismo religioso rappresenta da sempre un pilastro fondamentale dell’offerta turistica di Cipro, ma negli ultimi anni ha conosciuto un vero e proprio rilancio grazie alla collaborazione tra il Ministero del Turismo e la Santa Arcidiocesi locale. L’isola, con i suoi monasteri, le chiese e le antiche tradizioni, racconta una storia affascinante di fede e arte che affascina visitatori di ogni età e provenienza, trasformando ogni pellegrinaggio in un’esperienza culturale e spirituale di rara intensità.
Cipro, dunque, si conferma “isola di fede” e custode di un patrimonio religioso unico nel Mediterraneo, dove il passato incontra il presente in un abbraccio senza tempo. Un viaggio tra arte, spiritualità e storia che invita a scoprire una dimensione autentica e profonda, a pochi passi dall’Europa.