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ToggleLe restrizioni australiane sui social media per minori: un bilancio a quasi sei settimane dall’entrata in vigore
Quasi sei settimane dopo l’introduzione in Australia delle restrizioni più rigide al mondo sui social media per i minori di 16 anni, la domanda che aleggia tra famiglie, ricercatori e autorità è una sola: questo divieto funziona davvero?
Dal 10 dicembre 2025, data di entrata in vigore della normativa, le piattaforme coinvolte affermano di aver cancellato milioni di account appartenenti a utenti minorenni. Tuttavia, indagini e testimonianze raccolte tra adolescenti, genitori e studiosi mettono in luce una realtà più complessa, fatta di ogni sorta di strategie e vie alternative che i ragazzi utilizzano per aggirare le limitazioni, gettando così un’ombra sull’effettiva efficacia della legge.
Milioni di account rimossi: cosa dicono i dati ufficiali?
L’Autorità australiana di regolamentazione di Internet rende noto che, finora, sono stati eliminati circa 4,7 milioni di account riconducibili a utenti under 16. Questi provvedimenti hanno interessato piattaforme tra le più popolari, tra cui TikTok, Instagram, Snapchat, YouTube, X (ex Twitter), Twitch, Reddit e Threads.
Nonostante l’apparente impressionante numero, alcuni ricercatori esperti di social media invitano alla cautela nell’interpretazione di questi dati, osservando come molti adolescenti posseggano più account su varie piattaforme, spesso con identità diverse. Timothy Koskie, docente all’Università di Sydney, chiarisce che non è ancora possibile determinare con precisione quanti siano i singoli utenti realmente disconnessi dal mondo social e se la normativa abbia effettivamente ridotto comportamenti rischiosi o se li abbia semplicemente spostati altrove.
“Sappiamo che oltre 4,7 milioni di account sono stati eliminati, ma molte persone, specialmente i più giovani, hanno account multipli. Quindi, non sappiamo con certezza quanti ragazzi siano stati davvero toccati dal provvedimento”, spiega Koskie.
Tra i genitori, come Kait Gotham il cui figlio e figlia hanno rispettivamente 13 e 16 anni, l’impatto delle nuove restrizioni appare piuttosto limitato. “Tutti i genitori con cui ho parlato hanno notato davvero poche differenze”, racconta.
Il figlio tredicenne di Kait ha dimostrato come fosse estremamente semplice ovviare al blocco: Snapchat utilizza un sistema di stima dell’età basato sul riconoscimento facciale, e manipolarlo è “solo una questione di sembrare più vecchi o avere delle rughe”, secondo il giovane stesso.
“Il giorno stesso dall’introduzione del divieto, mi è stato inviato un documento con spiegazioni dettagliate su come aggirarlo”, racconta Asher Patrikios. “Quindi, non ha molto senso questa restrizione, perché i ragazzi trovano sempre soluzioni alternative”.
I rischi nascosti dietro il divieto: più sicurezza o illusione?
La professoressa Kathryn Modecki, dell’Università dell’Australia Occidentale, mette in guardia da un possibile effetto controproducente della normativa. Secondo la studiosa, il divieto potrebbe indurre un falso senso di protezione nei confronti dei minori, mentre le grandi aziende tecnologiche continuano indisturbate a raccogliere dati e attirare utenti in modo meno diretto ma altrettanto efficace.
Inoltre, i ricercatori segnalano il rischio che i più giovani si rivolgano a piattaforme meno regolamentate o sviluppino un atteggiamento di segretezza crescente circa la propria attività online, rendendo più difficile il monitoraggio da parte dei genitori.
“Queste soluzioni alternative potrebbero esporre i ragazzi a contenuti e interazioni con ancor meno supervisione e controllo,” sottolinea Modecki. “Spesso i ragazzi che accedono a siti vietati sono anche meno propensi a confidarsi con i genitori o tutori se vivono l’esperienza come proibita e clandestina.”
La legge australiana ha attirato l’attenzione internazionale, spingendo Paesi come la Danimarca ad esplorare restrizioni analoghe sui social. Tuttavia, gli esperti sono concordi nell’affermare che sia ancora troppo presto per valutare in maniera definitiva risultati e impatti concreti.
“Il primo aggiornamento completo sui dati arriverà fra sei mesi”, ricorda la professoressa Modecki. “Per questo, invito governi, politici e cittadini a non precipitarsi nel giudizio e ad attendere dati più solidi prima di replicare iniziative simili altrove.”
Conclusioni: quale futuro per la regolamentazione dei social media?
L’esperienza australiana rappresenta un passo innovativo ma al tempo stesso complesso nella regolamentazione dell’accesso ai social network da parte di minori. Il bilancio iniziale evidenzia un’efficace rimozione di milioni di profili, ma mette anche a nudo le difficoltà nel garantire una reale protezione e nel contrastare le strategie di elusione messe in atto dagli utenti più giovani.
Il dibattito si concentra oggi non solo sull’efficacia di tali provvedimenti, ma anche sui potenziali rischi di un approccio restrittivo che potrebbe portare a una maggiore segretezza e ad una minore comunicazione tra adolescenti e adulti di riferimento.
Di fronte a queste sfide, la strada più promettente sembra essere quella di un dialogo equilibrato fra tecnologia, educazione digitale e normative attente ai reali bisogni di giovani, famiglie e società.
Solo il tempo e uno studio più approfondito sulle conseguenze dell’intervento australiano potranno delineare se queste misure fungeranno da vero scudo protettivo o se richiederanno ulteriori aggiustamenti per affrontare dinamiche in continua evoluzione.