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La Svezia si prepara ad affrontare una nuova fase in cui gli stipendi dei cittadini non saranno più riservati.
I lavoratori avranno il diritto di chiedere ai propri datori informazioni sulle retribuzioni medie dei colleghi con ruoli simili.
Secondo il Consiglio dell’Unione Europea, queste norme hanno l’obiettivo di “contrastare la discriminazione salariale e favorire la riduzione del divario retributivo di genere nell’UE”. Eurostat indica che nel 2023 le donne nell’UE guadagnavano mediamente il 12% in meno rispetto agli uomini, mentre in Svezia il divario era dell’11,2%.
Lo scorso mese, il governo svedese ha annunciato che proporrà un disegno di legge per attuare i nuovi requisiti dell’UE a partire da gennaio 2026.
Un’indagine governativa conclusa nel 2024 ha suggerito che la Svezia dovrebbe aggiornare la sua attuale legge contro la discriminazione piuttosto che creare una normativa nuova per adeguarsi alla direttiva europea.
Gli esperti legali in Svezia sottolineano che la legislazione vigente già include disposizioni per la verifica delle retribuzioni e altre misure per promuovere la parità di genere.
“Tuttavia, trattandosi di documenti interni, la comunicazione verso l’esterno rappresenterà una novità per le imprese svedesi”, ha spiegato a Euronews Next Sanna Lindgren, partner di DLA Piper Sweden, uno studio legale internazionale.
Lindgren ha aggiunto che la Svezia ha storicamente adottato un approccio più rigoroso rispetto alle direttive UE ed è improbabile che si limiti ai requisiti fondamentali.
“Ci aspettiamo che la Svezia vada oltre i minimi richiesti, prevedendo per esempio una collaborazione strutturata con i rappresentanti dei lavoratori e maggiori obblighi di trasparenza per le aziende con almeno 100 dipendenti”, ha proseguito.
La nuova legge rispecchia anche una crescente tendenza tra gli svedesi verso una maggiore trasparenza salariale.
Un sondaggio della piattaforma di ricerca lavoro Jobbland rivela che il 42% degli svedesi è disposto a condividere i propri dati salariali e desidera che gli stipendi vengano resi pubblici sul luogo di lavoro.
Comunque, come specificato, la nuova normativa non consentirà ai lavoratori di consultare le retribuzioni individuali dei colleghi.
Alcuni altri paesi dell’UE hanno già presentato proposte di legge in vista della scadenza di recepimento della direttiva nel diritto nazionale fissata per giugno 2026.
Ad esempio, lo scorso mese la Slovacchia ha depositato il proprio disegno di legge sulla trasparenza salariale, scegliendo di introdurre una normativa autonoma anziché modificare il codice del lavoro esistente.
Il progetto di legge slovacco aspetta ora l’approvazione del governo entro la fine del mese.
Nel frattempo, un gruppo di lavoro del governo finlandese ha presentato a maggio una proposta di legge per aggiornare la legislazione sull’uguaglianza, mentre il disegno di legge olandese, presentato a marzo, attende l’approvazione parlamentare da quando il governo è caduto a giugno.
Inoltre, i governi regionali in paesi come il Belgio hanno preso iniziative per implementare norme sulla trasparenza salariale.